HOME PAGE

domenica 21 giugno 2009

GIUSEPPE PIZZATA, TESTIMONE ATTENTO DELLA STORIA POLITICA DEL '900 CALABRESE

Tratto da La Riviera del 21 giugno 2009

di DOMENICO STRANIERI

È proprio vero che chi ha tempo non deve aspettare tempo. Era da un po' di mesi che pensavo di intervistare Giuseppe Pizzata, nato a Casignana il 26 agosto 1906 e morto il 15 giugno c.a. all'età di 102 anni.
Volevo farlo per i tanti discorsi sentiti su di lui, quasi tutti volti nel riconoscergli una forte tempra umana, una vocazione in difesa dei deboli. La sua infanzia è contraddistinta dall'esercizio di un mestiere duro, perché in quegli anni fare il garzone dei pastori era compito arduo e pericoloso. I giovani aiutanti venivano bastonati senza ritegno, sfruttati in modo disumano; la loro vita era segnata dal sacrificio e da qualche tozzo di pane duro ed immangiabile. 

E fu proprio in una notte di pioggia, di un inverno rigido come pochi che a Giuseppe Pizzata venne spaccata in due la testa da un lungo bastone usato dal suo capo- mandria. Fu lasciato in una pozza di sangue ai margini della fiumara Bonamico, ormai considerato morto. 

Un garzone dei Moscatello lo vide e lo portò nel palazzo signorile di detta famiglia, dove fu curato amorevolmente. I Moscatello ebbero pena di quel ragazzo insanguinato, gli fecero mangiare roba buona e, successivamente, lo aiutarono a leggere e scrivere. 

Da qui il suo amore per i libri e il suo immemorabile ricordo per il suo primo romanzo letto: I tre Moschettieri di A. DumasIl rapporto con la famiglia Moscatello divenne indissolubile, al punto che per alcuni anni ne divenne il fattore.
Ma ciò non impedì a Pizzata di diventare uno degli storici fondatori del Partito Comunista in Calabria, antifascista convinto, segretario della camera del lavoro di Casignana dal 1944 al 1985, nonché corrispondente dell'Unità negli anni cinquanta.

I braccianti e gli operai analfabeti si rivolgevano a lui perché istruisse loro una pratica, una richiesta di lavoro, una lettera, ed egli era sempre pronto a scrivere e ad impegnarsi per i suoi compaesani. 

Procura quasi una sorta di vertigine pensare ad un uomo come Pizzata che ha vissuto tutti gli avvenimenti socio-economici e bellici del Novecento. E' stato testimone delle lotte contadine nel 1919 culminate nella "Strage di Casignana" (21 settembre 1922). 

A quell'epoca, Giuseppe Pizzata era costretto a provvedere al sostentamento della sua famiglia, anche a causa della prematura morte del padre, che lo costrinse ad undici anni a fare il pastore.
Alla passione politica, però, egli unì sempre quella per la lettura, la poesia e la narrazione d’importanti eventi locali. Tra le sue opere principali è bene ricordare il volume di versi "Poesia e satira", 2001, che, come ci ricorda Francesco Rocco Arena, esprime un poetare "ammantato da ipersensibilità meridionale… da una cosmovisione che diviene corale, indicando in Pizzata una persona che vive col tempo e nel tempo presente, superando ogni sconforto quando elementi esterni al suo io vogliono sconvolgerlo".

Non è una contraddizione il fatto che un comunista venga celebrato in chiesa prima della sepoltura. Specie nel Sud, le ideologie politiche vanno a braccetto con le tradizioni religiose (vedi racconto di L. Sciascia ne “Il mare colore del vino”)..

Oltre all'eredità politica che tutti gli riconoscono, Pizzata lascia manoscritti inediti che trattano della storia socio-economica del suo paese e del territorio dei fiumi Bonamico e La Verde. Prima di morire, egli ha voluto donare l’intera raccolta dei suoi libri alla biblioteca del Comune di Casignana, precedentemente intitolata proprio a Giuseppe Pizzata.