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mercoledì 24 dicembre 2014

I PASTORI DI CASIGNANA E LA TRADIZIONE DEL CRISTO RISORTO


Un'antica tradizione che si tramanda da più generazioni e arriva fino ai giovani pastori di oggi

Dal mensile IN ASPROMONTE di dicembre 2014




Un giorno, parlando della civiltà contadina, Pasquino Crupi mi disse che una classe che scompare non può dare identità. L’identità calabrese, secondo Crupi, può essere trovata nella cultura popolare che ha radici cristiane, perché questa ha determinato il modo di pensare e l’orientamento della maggior parte dei calabresi

Tali radici, spesso di matrice bizantina, sono ancora rintracciabili a Casignana, piccolo comune aspromontano dove resiste, se pur in forma esigua, la pastorizia. Oltre al mestiere vero e proprio, ad esempio, da sempre si tramanda, da padre in figlio, un rituale legato alla morte e alla resurrezione di Gesù. E’ un rito pasquale che inizia con il lutto del venerdì santo, nel momento in cui i pastori occludono le campane appese al collo delle capre per non farle suonare. Ma non solo. Il collare di legno fabbricato a mano, dove è appesa la campana, viene girato al contrario in segno di lutto. La domenica di Pasqua, invece, le campane piccole, invernali, vengono sostituite da quelle grandi, estive. Dopodiché tutte le mandrie si muovono con il loro caratteristico suono per celebrare la gloria di Cristo. 


Gli animali adatti per portare le campane (che devono essere sempre di numero dispari), sono quelli che per indole naturale vanno davanti agli altri e sono utilizzati come guida del gregge. 
Sono scelti fin da quando sono piccoli e ammaestrati in modo graduale. Vi è, difatti, una vera e propria scala delle campane: grande, menzettu (due campane che suonano in modo diverso), i sottili e i miligni (quelle più piccole). Ogni timbro è un riferimento sicuro per tutto il gregge. Ancora oggi, pertanto, i giovani pastori di Casignana costruiscono a mano i collari di legno da accoppiare alle campane. Utilizzano l’albero di gelso (che ha due vegetazioni, in agosto e in inverno), abilmente tagliato a seconda della venatura della pianta. Una volta ricavata una striscia di legno, questa viene immersa nell’acqua bollente e girata sapientemente (sul ginocchio per capre e pecore, sulla coscia per gli animali più grossi). Quando il legno è perfettamente curvato si lega e si lascia asciugare. 

Alla fine si lavora con disegni, incisioni, figure bizantine, croci e finanche con l’immagine della Madonna di Polsi. I vecchi massari impiegavano due giorni per costruire un collare. Era una caratteristica forma d’arte popolare che, fortunatamente, qualche giovane preserva. Certo, a Pasqua non arriverà più nessun gregge per le vie del paese, come accadeva un tempo. Ma ci sarà ancora chi sostituirà le campane invernali con quelle estive e, mentre “sona gloria”, si muoverà con la stessa devozione dei suoi antenati, quando ognuno, per come poteva, partecipava alla celebrazione del Cristo risorto e la fatica della vita, in quel momento di festa, quasi riusciva a sembrare meno dura.


DOMENICO STRANIERI




Collari di legno lavorati dai giovani pastori di Casignana










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