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domenica 15 settembre 2013

MASTRU CARLO E LA SUA IRONIA QUASI SOCRATICA


Quando nelle comunità i modi di dire di una persona entrano a far parte del linguaggio collettivo, quando le sue battute diventano le battute di tutti, quando prima di affermare qualcosa con tono premonitore l’incipit è sempre  “a dici a mastru Carlu” (come diceva mastro Carlo) significa che questo personaggio era in un certo senso speciale.

Io e Mastru Carlo a Pompei nel 1995


Difatti, mastru Carlu aveva un’ironia davvero fuori dagli schemi, mai fine a se stessa. Palesava ad ognuno i propri vizi e, per il suo modo di parlare eccezionalmente spassoso, nessuno riusciva ad arrabbiarsi. Era quasi un fustigatore dei difetti e delle abitudini sbagliate dei suoi compaesani. Chi lo incontrava si sentiva rimarcare spesso qualcosa ed in fondo sapeva che, pur facendo ridere, mastru Carlu voleva asserire sempre di più di quanto diceva.
Tra le tante cose era il mio vicino di casa e davanti al suo camino, acceso anche in tarda primavera, mi sono cresciuto. “Questa stanza è così fredda che prenderebbe il raffreddore persino un orso” diceva fumandosi una sigaretta seduto sulla sua panca di legno. Mi ha regalato la mia prima fionda e la mia prima “tocca” (un aggeggio di legno che scuotendolo produce rumore ed è adoperato dai bambini durante la processione del venerdì santo).
Ricordo che quando beveva il suo bicchiere di vino, prima di sorseggiarlo, mi raccomandava: “spagnati i l’omu chi mbivi sulu acqua” (non fidarti degli uomini che bevono solo acqua) e subito dopo mi raccontava le performance di Socrate che durante i banchetti, quando tutti crollavano ubriachi, era l’unico che si reggeva in piedi.
Aveva qualcosa del filosofo greco, appunto l’ironia pungente che disorientava. Anche se riusciva ad arrivare a momenti di comicità davvero impensati con la gente che, in molte occasioni (ed anche in luoghi pubblici), non riusciva a trattenere le risate.
Era riuscito perfino ad imparare a guidare, anche se in età avanzata, ed usava la sua Fiat 600 bianca per un solo tragitto: casa – campagna. Le uniche marce che inseriva, però, erano la prima e la seconda. Pertanto, quando il motore rumoreggiava disastrosamente mastru Carlo arrivava a sottolineare così la poca prudenza dell’automobile: “poi ngusciari quantu voi ma a terza na provi!” (ti puoi lamentare quanto vuoi ma la terza non la proverai).
L’ultima volta che l’ho incontrato dentro un ufficio postale si sorreggeva su una bacchetta. C’era un impiegato nuovo che qualche mezz’ora prima aveva corrisposto la pensione a suo fratello. Così, quasi d’istinto, l’impiegato gli chiese “il signor …..è vostro fratello?”. Mastro Carlo, come al solito spiazzante, con il suo modo tutto particolare di dire le cose, rispose: “non è stata una mia scelta!”.
Era nato nel 1933 ed ha sempre considerato la lettura un modo per migliorarsi fintanto che, per mantenere la famiglia, lavorava come muratore.
Una caratteristica antica (che oggi si è persa) di tanti uomini di Sant'Agata del Bianco è che riuscivano ad imparare un libro a memoria e a parlarne per tutta la vita. Questo avveniva soprattutto con i testi classici, dalla Divina Commedia all’Odissea.
Non che mastru Carlu avesse letto unicamente un libro. Ma anche lui per tutta la vita ha citato spesso un solo testo: Il Gattopardo. Era proprio innamorato di quest’opera. Secondo lui, Giuseppe Tomasi di Lampedusa aveva detto tutto dei meridionali e del loro modo di vedere le cose.  Prima di ogni citazione affermava : “come diceva compare Peppino nel Gattopardo..” e raccontava un aneddoto o una battuta.
Anche mastru Carlu amava scrivere. In campagna nei momenti di riposo elaborava una o due pagine di un grosso quaderno. Poi ritornato a casa mi diceva che aveva scritto qualcosa e decantava il capolavoro che stava riservando ai posteri.
Si sentiva "sprecato" in paese e biasimava se stesso dicendo : “ed io con le mie ambizioni mi sono ridotto in questo porcile!”.
Invece, quando qualcuno gli riconosceva il merito di un lavoro venuto bene replicava “ ricorda che l’arte è qui e l’ignoranza è fuori ”.
In alcuni campi, in effetti, era davvero un artista. Era un costruttore di caminetti insuperabile, conosciuto in tutta la provincia. Aveva lavorato negli Stati Uniti per molti anni e ogni tanto amava riproporre quelle sue cravatte americane con il nodo grosso.
Era anche un ottimo cantante e dei suoi componimenti scriveva testo e musiche. Molti ancora in paese ricordano le sue canzoni: Lo scialle, Per te Maria, Guardandoti, La differenza. Ogni volta che parlavamo di musica mi diceva: “il mio cantante preferito era Modugno….ma da quando si è candidato con i Radicali mi fa schifo!". Mastru Carlu, difatti, era Socialista ma spesso, guardando i Tg, si adirava pure con i Socialisti. Non amava particolarmente Martelli, ma non so perché.
Ad ogni stupidaggine che ascoltava ribatteva: “attru sali! come per dire: ecco un altro intelligente.
Potrei parlare ancora tanto di questo personaggio, anche perché molti in paese ricordano le sue battute e le sue trovate.
Ma a parole è quasi impossibile penetrare nell’unicità degli esseri umani.
Un’ultima cosa, però, la devo confessare poiché questo mio singolare vicino di casa un piccolo danno me lo ha procurato.
Ovvero, come ho già detto, fin da bambino mi ha sempre ripetuto, quasi con quotidiana devozione,  le frasi di “Peppino” di Lampedusa. Il risultato?  Io il Gattopardo non sono mai riuscito a leggerlo.
                                                                                                            DOMENICO STRANIERI
Nel video, sotto, tre momenti diversi:

All'inizio Mastru Carlu parla della differenza tra l'architetto statunitense che prima di scendere dalla macchina si mette l'elmetto e pensa al lavoro e quello italiano che chiede subito un caffè.
Poi l'aneddoto di un ingegnere che ha la sfortuna di vedersi mangiare la colazione da un asino
Ed infine una citazione del Gattopardo, laddove Mastru Carlo riferendosi a Giuseppe Tomasi di Lampedusa dice: "come disse il Grande..."




1 commento:

  1. Era un uomo buono e arguto. Colto, aveva letto un bel po' di libri, ben onosceva l'aridità dell'animo umano. Preferì- specie negli utltimi anni- - trascorrere le sue giornate in campagna, nella terra dei suoi antenati. Qui, forse, riusciva in qualche modo a placare la sua profonda quanto "desolata" ansia di vita.

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