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domenica 16 febbraio 2014

IL CIMITERO SCOMPARSO

Dal mensile "IN ASPROMONTE" di Febbraio 2014

Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley, l’ebulico, l’atletico, il buffone, l’ubriacone, il rissoso? Tutti, tutti, dormono sulla collina…”. Inizia così l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, un libro di poesia pubblicato in America nel 1915. In Italia l’opera arrivò solo nel 1943 grazie alla traduzione di Fernanda Pivano che ricorda come da ragazzina chiese a Cesare Pavese, suo insegnante, la differenza tra la letteratura americana e quella inglese ed egli le regalò quattro volumi tra i quali c’era pure l’Antologia di Spoon River. Il libro (che ispirò a Fabrizio De Andrè brani come “La collina”, “Il suonatore Jones” e tutto l’albumNon al denaro non all'amore né al cielo) è ordinato per epitaffi che narrano la storia di ciascun abitante di Spoon River sepolto nel leggendario cimitero.
Eppure anche l’Aspromonte ha la sua collina e la sua Spoon River con “la consapevolezza austera e fraterna del dolore di tutti, della vanità di tutti”. Solo che nessuno più la ricorda. In contrada Crocefisso, difatti, nel comune di Bianco, un vecchio cimitero abbandonato, contiguo ai ruderi del Convento di S. Maria della Vittoria, è interamente scomparso, coperto dalla vegetazione circostante. Il Convento risale al 1622 e già dal 1678 era rinomato per le due “Fiere della Croce” che si svolgevano a maggio. Da qui passarono i viaggiatori del ‘700 e dell’800, che trovarono ospitalità e si rinfrescarono nel suo pozzo (vedi E. Lear). Sempre in questo luogo partivano ed arrivavano le lettere fra Padre Bonaventura e Maria Cristina di Savoia, regina delle Due Sicilie, la quale, prima di sposare Ferdinando II, aveva scelto di farsi monaca. Maria Cristina fu sempre considerata una “Regina Santa” ed il 25 gennaio del 2014, a Napoli, è stata proclamata beata. Perché predilesse come suo confessore questo monaco calabrese rimane un mistero.
Successivamente anche il Convento di Contrada Crocefisso subì le violenze dei soldati Piemontesi che, arrivati qui per unificare l’Italia, lo incendiarono e fucilarono i religiosi.

Il “cimitero scomparso”, invece, con le sue storie, i suoi personaggi e le sue lapidi fu costruito agli inizi del ‘900 per i paesi di Sant’Agata, Caraffa e Casignana ed iniziò ad espandersi quando le fosse comuni, ove venivano seppelliti quasi tutti (eccetto i nobili), erano oramai sature.
Addentrandosi a fatica tra i rovi si riesce ancora a leggere l’epigrafe di un sepolcro ove riposa un ventenne di Sant’Agata del Bianco “assassinato inopinatamente”, il 25 agosto del 1931, dalla sua fidanzata. Un caso unico per i paesi della Vallata Laverde. Oppure si possono scorgere i nomi e le date incise sulla pietra resa nera dall’umidità. E chissà dove si trovano i resti del monaco Giuseppe Lucà, detto “u Jancu” (per il colore chiaro della sua pelle), che si innamorò di una ragazza del luogo e la sera, nel Convento, le offriva un’accoglienza non proprio religiosa. Oltre a ciò, si narra che il monaco, considerato una sorta di stregone, dopo la morte e poco prima di essere seppellito si svegliò.  Così un prete di Bianco, per non consentirgli di “resuscitare”,  lo colpì con una grossa croce di legno.
Tuttavia, adesso, il cimitero quasi non esiste. Si intuisce appena un cipresso che si erge solitario sopra un muretto di pietra. Tutto il resto giace sotto l’ombra, sospesa nel tempo, delle piante e degli arbusti. Eppure se questa collina non si trovasse in Aspromonte forse un Edgar Lee Masters ci avrebbe persino scritto un libro. Invece, alle persone interrate nel cimitero, ed ai loro nomi, pure l’altra vita gli ha reso soltanto il loro destino di affanno e miseria.


Contrada Crocefisso (RC)
Un muro del vecchio cimitero
La vegetazione che copre interamente i sepolcri
Il Convento contiguo al cimitero


Clicca QUI per ingrandire il Video




3 commenti:

  1. Io ricordo che c'era una fossa comune. Andavo di tanto in tanto a trovare Bruno che pascolava le sue mucche da quelle parti e ricordo di essermi calato in questa fossa che era piena di ossa umane e c'erano perfino dei teschi.

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  2. Non tutti sanno che fino al 1958-60 , il convento e il cimitero annesso erano ancora in ottimo stato.Qualcuno ha avuto la brillante idea di ristrutturalo per costruirvi una scuola.Ero un ragazzino di 4-5 anni ma ricordo ancora gli affreschi della chiesa e delle pareti.Iniziano i lavori ad opera degli "Svedesi" così chiamati i volontari pervenuti da tutte le parti del mondo.Vengono sventrati i muri e rimossi i cadaveri di personaggi illustri del clero e non (specie nella chiesa) e con essi monili e altri oggetti di gran valore. I dipinti scomparvero, le mura si indebolirono, l'acqua si infiltrò e il convento crollò.I lavori non furono mai ultimati e la scuola fu costruita altrove.
    Ricordo ancora , sul lato posteriore, un muro altissimo dove nidificavano i falchi. Prendevo i piccoli e li allevavo, resero felice la mia fanciullezza.
    Un modo di dire legato al convento " I villani non conoscono i capperi" lo ripeteva sempre la signora M. che raccoglieva i capperi che crescevano sulle mura del convento non curandosi di dove pescavano le radici. Oggi il convento è la dimora delle pecore, parte del cimitero è vigneto , il resto è bosco.

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  3. Si parte é vigneto, parte agrumeto e per realizzare le varie piantagioni sono andati con le ruspe per estirpare e poi riseppellire le macerie e le "ossa" di chi riposava in pace. I vari proprietari, alcuni lo sono tutt'ora, non hanno avuto scrupoli, si sono impossessati di quei luoghi sacri e nessuno ha fatto niente per impedirlo... Ecco cancellato un altro pezzo della nostra storia.

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